European Educational
Research Journal

ISSN 1474-9041

Volume 1 Number 2 2002

 

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THEME
Globalisation: autonomy of education under siege? Shifting Boundaries between Politics, Economy and Education
Guest Editors: S. KARIN AMOS, EDWIN KEINER, MATTHIAS PROSKE & FRANK-OLAF RADTKE

Karin Amos, Edwin Keiner, Matthias Proske & Frank-Olaf Radtke. Introduction. Globalisation: autonomy of education under siege? Shifting Boundaries between Politics, Economy and Education, pages 193–213 VIEW FULL TEXT
Christel Adick. Demanded and Feared: transnational convergencies in national educational systems and their (expectable) effects, pages 214–233
Thomas Brüsemeister. Myths of Efficiency and the School System: observed at the levels of interaction, organisation and society, pages 234–255
Francisco O. Ramirez. Eyes Wide Shut: university, state and society, pages 256–273
Gero Lenhardt. Europe and Higher Education between Universalisation and Materialist Particularism, pages 274–289
Martin Lawn & Bob Lingard. Constructing a European Policy Space in Educational Governance: the role of transnational policy actors, pages 290–307
Iveta Silova. The Manipulated Consensus: globalisation, local agency, and cultural legacies in post-Soviet education reform, pages 308–330
Jenny Ozga. Education Governance in the United Kingdom: the modernisation project, pages 331–341
François Orivel. Excluding the Poor: globalisation and educational systems, pages 342–359
ECER KEYNOTE
Marc Depaepe. The Practical and Professional Relevance of Educational Research and Pedagogical Knowledge from the Perspective of History: reflections on the Belgian case in its international background, pages 360–379
RESEARCH NEWS, pages 380–392 VIEW FULL TEXT
BOOK REVIEWS VIEW FULL TEXT
Globalisation, Educational Transformation and Societies in Transition (Teame Mehbrahtu, Michael Crossley & David Johnson, Eds), reviewed by Lynn Davies, pages 393–394
Operation Blackboard: policy implementation in Indian elementary education(Caroline Dyer), reviewed by Alan Rogers, pages 394–396
Education in Germany since Unification (David Phillips, ed.), reviewed by Edwin Keiner, pages 397–398
State of Transition: post-apartheid educational reform in South Africa (Clive Harber), reviewed by Simon McGrath, pages 398–399


 

Demanded and Feared: transnational convergencies in national educational systems and their (expectable) effects

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Questo articolo mette a fuoco l’impatto degli svilluppi sociali collegati alla “globalizzazione” dell’istruzione.  L’autore concettualizza la globalizzazione non come uno svillupo recente ma come l’espressione corrente di un lungo processo storico il quale ha origine nell’Europa del XVI secolo.  Questo concetto è in linea con la teoria dei sistemi mondiali, come autorevolmente esposto da Immanuel Wallerstein.  L’autore sostiene fortemente l’idea di prendere in considerazione i concetti di Bourdieu di capitale culturale e l’autonomia relativa del sistema educativo in modo da usare la teoria dei sistemi mondiali per l’istruzione.  Su questa base, l’autore esamina un’analisi secondaria basata su numerosi studi di sistemi pedagogici in paesi diversi facendo riferimento ai vari gradi di convergenza, divergenza e variazione.  Facendo riferimento al’approccio neo-istituzionalistico del gruppo di Stanford, si ragiona che la convergenza e la standardizzazione nella pedagogia non sono questioni di conferma o di rifiuto ma piùttosto dei processi storici i quali non implicano un’implementazione deterministica di una base razionale economica.

 

Myths of Efficiency and the School System: observed at the levels of interaction, organisation and society

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L’articolo analizza come la logica del sistema economico - facilitato da termini come efficienza e gestione di qualità - si inserisca nel sistema pedagogico.  La tesi è che i miti che riguardano l’efficienza ipotetica della gestione di qualità possono essere differenziati secondo tre dimensioni: le costellazioni di osservazione fra diversi gruppi pubblici a  livello di società, le constellazioni influenzali  che sono impiantate da consulenze (livello organizzativo), e le constellazioni di negoziato in cui sono coinvolte le professioni pedagogiche nelle scuole (livello di interazione).  Un programma di osservazione così multi-dimensionale sembra necessario, sia per tener conto della diversità e la simultaneità dei processi particolari nelle scuole che per i loro ambienti nel contesto della globalizzazione.  Così è necessario legare euristicamente diversi moduli di spiegazione ipotetica: la teoria dei sistemi, il neo-istituzionalismo e le teorie di azione.  Si postula l’ipotesi che i miti dell’efficienza hanno effetti simili nella società, nell’organizzazione e nella professione pedagogica, che hanno la forma di una resonanza di risposta reciproca.

 

Eyes Wide Shut: university, state and society

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Questo articolo cerca di spiegare perchè i legami fra l’industria e l’università provocano reazioni diverse dall’altra parte del’Atlantico.  La reazione in Europa è di preoccupazione mentre quella negli Stati Uniti è più ottimista.  Alcune giustificazioni sociologiche mettono a fuoco come i diversi retaggi storici spieghino le differenze in ciò che costituisce l’università, e perchè queste differenze a loro turno spiegano le differenze nelle reazioni verso i legami fra l’università e l’industria.  Queste giustificazioni indicano che, a causa del loro retaggio storico, le università americane sono più inserite nella società e perciò sono più aperte alle numerose influenze esterne, anche a quelle legate all’industria.   Una prospettiva sociologica alternativa suggerisce che l’autorità di una struttura globale comune che definisce cosa costituisce un’università stia controbilanciando il peso dei retaggi storici.  Più generalmente, l’uso di modelli mondiali di progresso e giustizia per ottenere l’attuabilità e la probità come università conduce a caratteristiche comuni a tutte le università.  Queste a loro volta diventano caratteristiche fondamentali dell’ambiente organizzativo transnazionale all’interno del quale sono sempre più inserite le università.  Le prime giustificazioni tentano di dare un senso alle persistenti differenze fra università europee e americane; le seconde si focalizzano sul numero crescente di fattori in comune.

 

Europe and Higher Education between Universalisation and Materialist Particularism

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L’universizzazione caratterizza lo sviluppo dell’istruzione superiore dal Medioevo.  Questo processo si puo distinguere in tre processi diversi: l’espansione degli iscritti, l’espansione dell’ambito dell’istruzione e della ricerca attraverso sempre più numerose discipline, e l’espansione della libertà accademica.  L’universizzazione è sostenuta a livello europeo dai ministri della pubblica istruzione di 29 paesi europei, i quali si sono impegnati nello sviluppo di un’università europea..  Nello stesso tempo subisce un attacco dalla fondazione dell’istruzione superiore in Germania.  L’analisi conclude che il processo di universizzazione continuerà e formerà la futura università europea.

 

Constructing a European Policy Space in Educational Governance: the role of transnational policy actors

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La politica educativa non è più, se lo è mai stata, un prodotto soltanto dello Stato.  In Europa, soggetti importanti nella politica educativa lavorano oggi faccia a faccia e praticamente in congiunzione con progetti governativi, prendendo contatti, traducendo, mediando e costruendo politiche educative.  Merita una ricerca più approffondita questo  nuovo mondo del lavoro, aiutato da metodi di comunicazione regolari e strette relazioni di lavoro di una nuova classe europea di soggetti nei sistemi educativi, e l'esistenza di questo nuovo mondo, in cui la costruzione dell’Europa è di somma importanza.  Questo gruppo di persone sembra essere una forma di élite nella pedagogia, la quale non è stata vista nello studio della pedagogia, sia negli studi dello stato nazionale sia negli studi di Bruxelles:  in questo ultimo caso, potrebbe essere dovuto al fatto che la pedagogia non ha la stessa struttura regolatrice o legislativa che hanno gli aspetti chiave del governo nella legge europea. La potenza che ha questo gruppo nel ruolo di formatori del discorso apparente della politica educativa, espresso nei rapporti, nei comitati chiave, nei flussi di finanziamento e nei programmi, dovrebbe essere esaminato e riconosciuto negli studi di politica educativa.

 

The Manipulated Consensus: globalisation, local agency, and cultural legacies in post-Soviet education reform

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Alla fine degli anni 90, la riforma dell'istruzione della minoranza lettone fu messa in atto facendo molti riferimenti ai modelli dell'Europa occidentale, prendendo per esempio i concetti di 'integrazione etnica', di 'multiculturalismo' e d'istruzione bilingua'.  Questo articolo esamina il processo in cui i discorsi occidentali sono stati largamente accettati nella zona locale, e si focalizza sullo sviluppo concettuale dell'idea di 'integrazione' e la sua interpretazione nel mondo educativo.  Mettendo in rilievo l'esistenza di una 'ibridità' di voci in un contesto politico che cambia velocemente, questo articolo delinea le diverse interpretazioni del nuovo discorso di coloro che parlano in lettone e in russo, inclusi i loro tentativi di resistere, di modificare e di creare nuovi significati di 'integrazione' nella Lettonia post sovietica.

 

Education Governance in the United Kingdom: the modernisation project

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Questo articolo analizza la ristrutturazione della direzione di educazione attuata dal governo New Labour del Regno Unito da 1997.  La discussione si focallizza prima sulla contraddizione apparente fra gli elementi di ristrutturazione che richiedono di valutare e gestire il rendimento degli insegnanti; e poi sugli elementi che promuovono più equità e comprensione.  Si ragiona che i decisionisti del New Labour risolvono le tensioni fra questi elementi della politica utillizzando le idee derivanti dalla teoria di capitale socialista.  La ristrutturazione utillizza queste idee proseguendo una trasformazione della politica che migliora la governabilità, rendendo le credenze e i sentimenti quantificabili, e rendendo uguali i rapporti sociali e l'accumulazione del capitale.  L'articolo conclude con una considerazione dei problemi incontrati nel rendere operativo il progetto di ristrutturazione nelle zone di 'azione sull'educazione' nel Regno Unito, dove il mondo degli affari è stato incoraggiato a prendere un ruolo maggiore nella costruzione di nuove reti e rapporti sociali.

 

Excluding the Poor: globalisation and educational systems

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L'articolo inizia considerando che un miliardo di adulti nel mondo e’ analfabeta, che più di 100 millioni di bambini in età scolare non  vanno a scuola, e che la democratizzazione del processo di accesso all’istruzione è spesso solo retorica. 

Basandosi sui dati disponibili l'articolo affronta sucessivamente tre questioni.  Prima, chi finanzia l'educazione e quanto spende?  Seconda, che risorse o mezzi vengono dedicati all'istruzione di un individuo, e come si puo valutare questi dati.  E terza, se l'accesso all'istruzione tende a diminuire o ad aumentare  le ineguaglianze fra gli individui, i gruppi sociali o le nazioni. Per esempio, verrà dimostrato che nei paesi sviluppati come la Francia, le inuguaglianze sociali nell'educazione hanno largamente diminuito e possono sembrare relativamente minori facendo paragone con quelle che colpiscono i bambini nei paesi più poveri.  A livello macro-economico la 'riduzione tendenziosa' della produttività dei sistemi educativi non è valida.  Le scuole non sono ugualmente efficienti con gli stessi mezzi.  La distinzione tradizionale fra i paesi svillupati e non svillupati sta cambiando, ciò in parte dovuto a uno svillupo inuguale delle nazioni in via di svillupo.

I meno avanzati sono rimasti fuori concorso, e la distanza sta aumentando.

 

The Practical and Professional Relevance of Educational Research and Pedagogical Knowledge from the Perspective of History: reflections on the Belgian case in its international background

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Durante gli ultimi 25 anni, l'autore ha avviato parecchi progetti di ricerca sulla storia della pedagogia.  Tanti di questi progetti si focallizzano sul cosìddetto processo di 'pedagogizzazione', cioè l'importanza crescente dei fenomeni educativi (dei concetti educativi, le mentalità e le pratiche e la loro legittimazione nella ricerca educativa e nella conoscienza pedagogica) nella società.

Basandosi su tali studi è possibile giungere ad almeno delle soluzioni parziali al problema della pertinenza pratica e professionale della ricerca educativa e la conoscienza pedagogica nel corso del XIX e XX secolo.  Fra l'altro, le analisi dell’inizio della ricerca sperimentale, del cambiamento e la continuità della zona 'progressiva', del significato sociale della classe docente, tanto quanto della vita quotidiana nelle scuole normali, dimostrano una tensione quasi permanente fra il 'retorico' e la 'realtà' da una parte, e fra 'alta' e 'bassa' pedagogia dall'altra.  Affrontare questi tipi di paradossi non aiuta soltanto a qualificare i tentativi durevoli di migliorare l'istruzione dalla ricerca, ma anche a smitizzare il passato pedagogico - un compito al quale la storia contemporaria della pedagogia si è consacrata.

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